mercoledì 23 settembre 2015

Questioni internazionali, dialettica, Kosik e Deng

Pur avendo una visione diversa dalla sua sui fatti del '68, ha ragione Karel Kosík a parlare di "pseudoconcretezza" da cui liberarci. Molti rifiutano ideologia e filosofia in nome della "concretezza". Ma il loro stesso rifiuto è ideologico e filosofico. In nome della "concretezza" vengono sottovalutate le questioni internazionali. Capita così di leggere che le questioni internazionali non sarebbero importanti, perché "si deve pensare a mangiare". L'Italia è una semicolonia USA, inserita in un'economia globalizzata, concorrenziale e dominata dagli imperialisti. Fa parte dell'UE.
Il FMI, la Banca Mondiale, il WTO, l'UE, la Banca Centrale Europea dettano parametri a cui l'Italia deve uniformarsi. Alla luce di tutto ciò, riteniamo che le questioni internazionali c'entrino poco con i popoli affamati e con i popoli precarizzati? Pensiamo che il "bunga bunga" incida più di tutto ciò sulle nostre condizioni di vita?
Liberiamoci dalla pseudoconcretezza. Liberiamoci dai pregiudizi.
C'è chi, in funzione antiberlusconiana, continua ad essere tollerante con la sinistra imperialista, facendo riferimento al famoso discorso di Deng sui gatti e sul topo.
A mio avviso costoro commettono due errori.
Il primo è che non riescono a capire quale sia la contraddizione principale.
Il secondo è che dogmatizzano la visione denghiana.

domenica 26 luglio 2015

Basta con il "né né" pilatesco.

Basta con il "né né" pilatesco, basta con il "sono comunista ma...".
Prima dissero che non andava bene Stalin, poi Lenin, quindi venne il turno di Engels, infine quello di Marx.
Basta con il "sono anti-imperialista ma...".
Dicevano che Milosevic non andava bene, ora che Gheddafi non va difeso. Sempre a ruota dell'egemonia e della propaganda ideologica imperialista. Attenzione che cominciano a dire che anche i Palestinesi non vanno bene e che Cuba non va difesa. Cominciano ad attaccare anche Che Guevara. Sempre in attesa che venga sulla Terra un "Gesù Cristo" comunista che in modo divino stabilisca il comunismo perfetto. Così non si fa mai nulla. Così convinciamo gli indecisi a diventare conservatori. Cambiare? E perché? Tanto non va bene né la situazione attuale né ogni alternativa che si proponga.
E la conclusione è che ci teniamo il potere dei grandi capitalisti finanziari. Ci teniamo l'FMI, la Banca Mondiale, il WTO, l'imperialismo statunitense, la Banca Centrale Europea. Ci teniamo le centinaia di milioni di persone affamate nel mondo.
Ci teniamo la precarizzazione dei posti di lavoro e delle condizioni di vita. Basta con il sinistrismo imperialista finto"-dirittoumanista".

sabato 20 giugno 2015

I Sinistri continuano a porsi al servizio dell'imperialismo.

Leggo da più parti analisi argomentate di comunisti contro l'aggressione imperialistica, analisi a cui i sinistri si oppongono infondatamente con opinioni non argomentate, rigettando qualunque analisi in nome della complessità (che nelle analisi di questi sinistri è certamente meno presente) e del pluralismo. Ovviamente la realtà nelle sue infinite variabili non può essere (almeno oggi!) colta. Ma quanto è preferibile il metodo dialettico che permette di cogliere di volta in volta l'elemento fondamentale distinguendolo da quelli peculiari, rispetto all'immobilismo fintamente ingenuo. Rifiutare qualsiasi analisi in nome della complessità e del pluralismo significa rimanere inerti di fronte ai difensori dello "Status Quo". Anzi, di fronte a chi peggiora le condizioni della nostra esistenza. Di fronte, quindi, all'oppressione imperialistica.

domenica 15 marzo 2015

Marx, Engels, internazionalismo e questioni nazionali.

Quando, fra il 1848 e il 1849, l'Impero austriaco aggredì l'Ungheria, Engels e Marx presero posizione per l'Ungheria, nonostante l'oppressione che a loro volta gli stessi Ungheresi riservarono alle minoranze di altre nazionalità. Oppressione per altro condannata anche da Marx ed Engels. Però Engels e Marx, attraverso un'analisi delle contraddizioni, capirono che la strada da seguire per l'emancipazione generale era data dal sostegno agli Ungheresi e non al generale imperiale austriaco Windischgratz, portatore degli interessi della Santa Alleanza (Windischgratz fu autore anche di un massacro di operai viennesi). A coloro che non comprendono la dialettica fra internazionalismo e questioni nazionali e ai sinistri fintodirittoumanisti consiglio di leggere anche Marx ed Engels.

lunedì 11 novembre 2013

Muro tra Usa e Messico, muro di Baghdad, muro in Palestina, muro di Padova.

Bell'articolo di Fulvio Grimaldi: "Muri". 
Eviterei solo un giudizio così drastico su Breznev e Chernenko e ricorderei, dall'articolo "Anna Seghers e la DDR - 1949 - 1989 – 2009" di Davide Rossi, la seguente considerazione: "Al di là della propaganda di allora che anche in campo ambientalista leggeva nei paesi dell'est e nella DDR dei mostri ecologici, l'emergere di analisi e ricerche serie ed approfondite sta portando ad una totale rivalutazione delle scelte ecologiche della DDR. Una legislazione stringente contro l'inquinamento, la raccolta differenziata praticata a Berlino e largamente diffusa nel resto della nazione e ad esempio allora sconosciuta a Berlino Ovest, la prevalenza del trasporto pubblico, metro, bus, treni, su quello decisamente più inquinante di automobili e automezzi privati".

Muro tra Usa e Messico, muro di Baghdad, muro in Palestina, muro di Padova
Di Fulvio Grimaldi.
Da giorni ormai ci scassano la minchia, come bene dicono in Sicilia, con le celebrazioni del ventennale della caduta del “Muro di Berlino”. Stamane alla radio, nella trasmissione sportiva, ho sentito pure i subumani della cronaca calcistica (fatta eccezione per il grande Oliviero Beha) delirare sulla caduta del muro e sulle magnifiche sorti e progressive che quella demolizione avrebbe realizzato a est del muro.